giovedì 29 novembre 2007

La terra e la macchina: due rivoluzioni "ininterrotte"

Prima di affrontare i temi che riguardano la storia del XIX e XX secolo, vorrei fare una riflessione su quelle che lo storico economico Carlo M. Cipolla considera le due vere e decisive rivoluzioni della storia dell'umanità: il neolitico e la rivoluzione industriale.
Tutte le cosiddette rivoluzioni costituiscono un cambiamento radicale rispetto ad un ordine precedentemente costituito. Quella che storicamente possiede in modo compiuto la caratteristica della radicalità è certamente la rivoluzione francese, che coinvolse e sconvolse una società intera, dal servo/contadino al re.
Se prendiamo ancora come esempio questa rivoluzione, ci accorgiamo però che essa, sebbene con Napoleone avesse varcato i confini dello stato francese, rimase tuttavia un fenomeno principalmente europeo.
Se la consideriamo in una prospettiva non semplicemente eurocentrica, possiamo dire che quella francese fu una rivoluzione radicale sul piano sociale in Francia e decisiva per l'Europa sul piano dell'inluenza che ebbe sugli eventi che ne segnarono la storia successiva, ma fu molto limitata sul piano geografico.
Ritorniamo allora alla riflessione iniziale e definiamo il neolitico e la rivoluzione industriale (in particolare l'avvento della macchina a vapore) come cambiamenti radicali e globali nella storia dell'umanità.
Cronologicamente il neolitico si colloca nell'ultima fase della cossiddetta "età della pietra" dopo il paleolitico e il mesolitico. Come per tutti i periodi della preistoria dell'uomo, è impossibile definirne una data di inizio e una di fine, innanzitutto per la distanza cronologica da esso e poi perchè il suo inizio e la sua fine non coincidono in tutti i luoghi geografici del globo (ad es. in Europa inizia qualche millennio più tardi rispetto all'Asia).
Con ragionevole approssimazione possiamo comunque dire che esso copre un arco temporale che va dal IX millennio a.C. al IV millennio circa a.C., quando ha inizio l'età del rame.
Rispetto ai due periodi precedenti il neolitico si caratterizza per i nuovi metodi di lavorazione della pietra (levigata e non più semplicemente scheggiata), per la scoperta dell'argilla, ma soprattutto per l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento: da semplice cacciatore/raccoglitore, l'uomo diventa contadino/allevatore.
Riflettiamo sulle implicazioni che quest'ultimo cambiamento porta con sè: l'uomo prima cacciava in un luogo e raccoglieva in quel luogo ciò che la vegetazione spontanea gli offriva, poi si spostava in un altro luogo e qui nuovamante cacciava e raccoglieva e così via. Egli non aveva nulla di stabile poichè, ciò che cacciava immediatamente lo consumava, ciò che raccoglieva idem, inoltre, spostandosi continuamente, non poteva prendere possesso di nulla nè nulla stabilmente edificare. L'introduzione delle prime tecniche di sfruttamento della terra lo costringono a fermarsi e dunque a prendere possesso del luogo da coltivare o da dissodare o da bonificare. Inizia così una nuova epoca caratterizzata da un nuovo rapporto con la terra, che segnerà in modo decisivo lo svolgimento della storia successiva fino alla rivoluzione industriale del XVIII e XIX sec.
Possedere la terra o non possederla sarà l'elemento essenziale che consentirà d'ora in poi di distinguere il signore o il contadino libero dal servo o dallo schiavo. Possedere molta terra sarà l'elemento che consentirà di distinguere il signore da tutti gli altri.
Sul piano sociale la sedentarizzazione avrà come conseguenza la divisione del lavoro tra chi avrà compiti semplicemente operativi (l'aratura, la semina, la raccolta) e chi avrà un ruolo di maggiore responsabilità (custodire le sementi, difendere il terreno o il bestiame)
Non dimentichiamo che lo sfruttamento della terra implica un aumento generalizzato della quantità di cibo disponibile, favorendo l'aumento demografico e consentendo ad alcuni di non doversi più occupare semplicemente del loro sostentamento, potendosi dedicare ad altre attività (militari, religiose, politiche),
Non finisce qui: l'introduzione dell'agricoltura muterà completamente il rapporto uomo/natura nel senso che l'uomo per la prima volta romperà il ciclo della natura, introducendo forzatamente nuove colture là dove prima era la vegetazione spontanea.
Sul piano economico le fasi di crisi coincideranno sempre con siccità o carestie, i periodi di prosperità saranno sempre legati a stagioni di buoni raccolti.
Come si può facilmente evincere da questa analisi, è il rapporto con la terra a dominare le società umane dal neolitico in poi e a caratterizzare quello che comunemente viene definito "il mondo antico". Non è un caso che nella religione della grecia antica "gea" (la terra appunto), fosse la madre primigenia di tutti gli dei.
Quando si spezza questo rapporto?
Ritengo che si possa prendere come riferimento cronologico una data ben precisa: il 1769 anno in cui James Watt, riprendendo gli studi di Thomas Savary, mette a punto la prima maccchina a vapore (nella foto esempio di motore a vapore).
Di tutti gli elementi costitutivi della cosiddetta rivoluzione industriale nell'Inghilterra del XVIII/XIX sec. (presenza di materie prime strategiche, accumulazione di capitali, forte sviluppo del commercio, crescita demografica, avanzata urbanizzazione, rivoluzione agricola) è certamente l'uso della macchina a vapore ad imprimere al processo di industrializzazione una accelerazione decisiva. Fu la maccchina a vapore a risolvere il problema dell'estrazione del carbon fossile. Fu sempre la macchina a vapore a ottimizzare il processo di fusione della ghisa negli altiforni a coke. Poter dare forma al ferro a basso costo , significava produrre su scala industriale nuovi utensili, nuove macchine, le stesse rotaie e i treni che velocizzarono notevolmente i tempi di trasporto delle merci.
Ovunque la macchina a vapore consentì di concentrare uno straordinario volume di produzione in un solo attrezzo, unificando in un unico ambiente (la fabbrica) ciò che prima era disperso nei villaggi dei contadini, che durante l'inverno lavoravano ad es. come filatori o tessitori o vetrai, non essendo impegnati nelle operazioni di semina o aratura o raccolta. Progressivamente scompare la figura del contadino sostituita da quella dell'operaio e la terra perde di importanza: il possederla non determina più la ricchezza o il potere; ricchezza e potere sono legati ora indissolubilmente alla proprietà dei mezzi di produzione.
La terra e la macchina: esse rappresentano due rivoluzioni realmente globali, epocali. Mi piace definirle "rivoluzioni ininterrotte" (riprendo la definizione data da Scipione Guarracino alla rivoluzione industriale nella sua "Storia dell'età moderna" Edizioni Bruno Mondadori pag. 357) per distinguerle dalle "rivoluzioni storiche". Queste ultime portano cambiamenti radicali, ma hanno breve durata e una dimensione geografica limitata. La discontinuità che generano rispetto al passato si interrompe presto, seguita di solito da una fase di "normalizzazione".
Le due rivoluzioni legate alla terra e alla macchina innescano inveceun processo ininterrotto di cambiamenti, un processo continuo e di lunga durata, che sopravvive agli eventi storici contingenti.
La terra e la macchina saranno inoltre due categorie fondamentali, che ci consentiranno di comprendere meglio il mondo antico e la società contemporanea.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"Sazietà genera violenza,quando grande ricchezza
Sta in mano a gente che non ha in cuore la musura"

"Ma solo i cittadini stessi che voglio distruggere la grande patria - ciechi! - sedotti dal denaro, ....."

Come suonano freschi e attuali questi versi di Solone, che evidenziano il concetto di STORIA come sviluppo diacronico di vicende che scaturiscono da decisioni che alcuni assumono per conto di tutti.Storia come tensione tra il bene(che è perfetto)e l'uomo (non infallibile: agitato dai sentimenti).Giustizia e Potere tema che condizionerà la meditazione eschilea.

Ancora Solone:
"...sempre alla fine Giustizia viene."

C'è una domanda alla quale spero qualquno potrà rispodenre:
"Ma a una come Sarkozy, che si tromba la Bruni, che cacchio gli frega del futuro della Francia?"

Grazie.

Paolo Schibuola ha detto...

Caro Diego,

la frase iniziale che hai citato da Solone andrebbe scolpita davanti a tutti i palazzi del potere in Italia.
E' proprio nella misura del desiderio di ricchezza e potere che sta la differenza tra la nostra classe dirigente e quelle degli altri paesi europei. Nei nostri uomini di stato lo spazio lasciato al "mio" (il mio successo, la mia notorietà, la mia ricchezza) è incommensurabilmente più grande di quello lasciato a ciò che è "nostro". L'ingordigia ha svuotato i loro intelletti e li ha resi ridicoli nella stupida ricerca della visibilità mediatica. Questo male ha radici profonde nella storia. In questo blog spero di riuscire a dare qualche spiegazione e sollecitare qualche riflessione.

Comunque sempre meglio Sarkozy con la Bruni che Berlusconi con la bandana che canta canzoni napoletane.
Meglio Sarkozy con la Bruni che Fini che fa il moralista al "Family day" e poi divorzia dalla moglie e mette incinta una ragazza di vent'anni più giovane di lui
Meglio Sarkozy con la Bruni che Sircana (portavoce di Prodi) con il transessuale.
Tutto si mescola e scorre senza intoppi nella cloaca massima del potere.. Non facciamoci uccidere dal puzzo insopportabile..
"...sempre alla fine Giustizia viene"
Scrivimi ancora